sabato 20 dicembre 2014

Marrakech e la partita al rilancio con il mercante berbero

Arrivata da poco a Marrakech, me ne sto andando tranquillamente verso la piazza Jemaâ-el-Fna. Sto seguendo un largo viale dove il traffico di auto è molto intenso e i pedoni pochi. Qualcuno a un tratto mi supera a destra, si volta verso di me e senza smettere di camminare mi chiede:

” Vai a Jemaâ-el-Fna?" 


mercoledì 10 dicembre 2014

Le Diabley

Verso Le Diabley, 2469 metri, in Vallese presso il Col du Demècre e i laghi di Fully


Dal Diabley: il passo du Demècre con il rifugio (2361 metri), il lago superiore di Fully, il Six du Doe (2722 metri) al centro e il Grand Chavalard (2899 metri) che svetta sulla destra




martedì 25 novembre 2014

Gran Paradiso



Prima tappa: Rifugio Vittorio Emanuele II. Partiamo da Pont, prendendo il sentiero dietro il parcheggio che sale nel bosco. È una giornata estiva piena di sole, una di quelle giornate chiare e senza afa, non troppo calde, luminose e vibranti. Respiro il sole e lo sento avvolgente sulla pelle, i miei passi sono elastici, mi sento propulsa da una forza esterna che mi pervade e carica la mia energia. La combinazione perfetta di sole, estate, natura.




Spensieratamente salgo prendendo ripide scorciatoie che tagliano le curve del sentiero, incrocio cascatelle che il sole spinge a valle dai nevai delle vette, presto l’erba si dirada e trovo solo rocce.
Seguo un piccolo torrente freddo di ghiacciaio e risalendolo avvisto in breve il rifugio. Da lontano mi sembra una caserma, così lungo e stretto e ricoperto di lamiera: metallo, non sassi di montagna. Ma come lo raggiungo ne sento subito la convivialità.
Arrivando al rifugio Vittorio Emanuele
Al rifugio: e ora la tipica attesa


giovedì 20 novembre 2014

Pointe d'Almet

Camminata lungo le creste fino alla Pointe d'Almet, nel massiccio Bornes-Aravis in Alta Savoia (Francia). Dal Col de la Colombière (1618 m), attraverso un saliscendi panoramico, si raggiungono in successione: la Tête d'Auferrand, la Pointe de Deux Heures, la Pointe de la Grande Combe, la Croix d'Almet e infine la Pointe d'Almet (2232 m).

La cresta oltre la Tête d'Auferrand
La Croix d'Almet a sinistra e la Pointe d'Almet a destra
Verso la Croix d'Almet, 2223 m
Approccio finale alla Pointe d'Almet



domenica 9 novembre 2014

martedì 28 ottobre 2014

Naadam - le gare di lotta

I nomadi della Mongolia vivono per la maggior parte dell’anno in piccoli nuclei familiari, isolati tra montagne e pianure. Si ritrovano però regolarmente in estate in una grande festa di sport, giochi e incontri, dove si affermano talenti, nascono amicizie e si fondano matrimoni: il Naadam.

La festa dura alcuni giorni e si muove attorno a gare di tiro con l’arco, lotta e sfrenata corsa a cavallo su quelle terre piatte, distese verso un orizzonte sfumato.

Arrivo a piedi allo stadio di Ulaangom, cittadina nel nord-ovest della Mongolia, mischiata a
una folla


giovedì 23 ottobre 2014

Paesaggio lungo il circuito del Grand Chavalard, in Vallese


Da L'Erié a circa 1850 metri, si sale verso i laghi di Fully, poi al Col de Fenestral (circa 2450 metri) e quindi si ridiscende completando il giro del Grand Chavalard fino di nuovo a l'Erié







martedì 21 ottobre 2014

Altai Tavan Bogd, vicino al lago Khoton, Mongolia occidentale; nella ger di una famiglia kazaka mentre si sta preparando il pranzo




domenica 19 ottobre 2014

giovedì 16 ottobre 2014

Uluru – Ayers Rock – e i giochi con il sole


Sono nel cuore dell’Australia, nel mezzo dell’outback polveroso con i suoi arbusti ostinati capaci di proteggere quei rivoli di linfa che sono la loro anima con la naturale tenacia della vita che si modella agli eventi.


Uluru - Ayers Rock nella denominazione non aborigena – ha una storia affascinante, nato dalle montagne e dal mare, come un eroe mitologico.

È fatto di sabbia che vento e acqua hanno sfregato oltre 500 milioni di anni fa da monti primordiali e che poi il mare a sorpresa ha sommerso adagiandovisi con tutto il suo peso fino a renderla pietra. Quindi, prosciugato anche il mare, la terra ha preso a contorcersi, sollevando e inclinando quel blocco di sabbia indurita senza spezzarlo. E di nuovo il cielo


martedì 7 ottobre 2014

Irrequieto Etna

Versante nord, Piano Provenzana. Ci incamminiamo dal rifugio, altitudine 1800 metri. Strada larga all’inizio, da fuoristrada, pendenza lieve, ampie curve. Attorno terra nera fatta di lava sgretolata. Si sale, ma il fondo è piano e compatto e non si fatica, anzi questo ampio cammino ad anse è quasi noioso. Ma la cima dell’Etna sbuca arrotondata dietro un nevaio e altra terra nera, ancora lontana e uniforme e ne sento il richiamo.

Raccolgo una pietra rossastra e porosa, la rigiro tra le dita, la tasto. Poi lascio la strada e mi inoltro tra i sassi.
Una macchia bianca là in mezzo alla lava richiama la mia attenzione: piccoli fiori, la vita si aggrappa


martedì 30 settembre 2014

Le innevate montagne Meili


In pullmino ho raggiunto il villaggio di Xidang, in un angolo dello Yunnan al confine con il Tibet. Sono con tre compagni di viaggio e con le guide cinesi locali che sono buddhiste. Alle sorgenti calde di Xidang la strada finisce in uno spiazzo dove si trova una specie di ufficio turistico – in realtà una stanza con un tavolo e una persona che dovrebbe dare informazioni in cinese - e un piccolo emporio. Dietro l’emporio c’è un sentiero che sale al passo di Nanzongla a 3'720 metri e poi scende verso il villaggio di Yubeng Superiore.
Imbocchiamo il sentiero da Xidang Hot Springs (in azzurro sulla mappa), diretti a Upper Yubeng

Imbocco il sentiero baldanzosa, non vedo l’ora di essere a quote più alte nell’aria fine e fresca. Sono 1'100 metri di dislivello da percorrere fino al passo e ben presto, nonostante il distensivo paesaggio bucolico


lunedì 22 settembre 2014

Dents du Midi


Dents du Midi dal lago di Salanfe, la Haute Cime (3257 m.) è la punta più a sinistra

I Dents du Midi mi hanno sempre affascinata e riempita d’ammirazione ogni volta che li vedevo comparire avvicinandomi a Montreux. Mi sembravano una montagna irraggiungibile, una scalata per veri alpinisti.

Ma un giorno rientrando da un’escursione su un’altra montagna della zona, Christophe indicandoli mi dice:” Quella è una delle prossime mete, diciamo tra un mese quando mi sarò fatto un po’ di fiato”.
“I Dents du Midi?!” rispondo stupita “e come fai ad arrivarci là in alto?”
“Oh, vai prima al rifugio, poi parti al mattino presto e piano piano arrivi sulla Haute Cime. L’ultima parte è tutta sassi che scivolano verso il basso, ma ne vale la pena, la cima è impressionante”.

Così questa montagna bellissima diventa uno dei miei sogni con possibilità di realizzazione. Christophe in realtà ci rinuncia perché il fiato gli resta corto nonostante altre montagne, così parto con Bill.

Ci sono due approcci alla Haute Cime: Salanfe e Susanfe, ai lati opposti del passo di Susanfe. Scegliamo il primo verso il rifugio e il lago di Salanfe. La montagna è maestosa vista da qui come si vede nella prima foto; la Haute Cime, che è la vetta più alta del gruppo culminando a 3257 metri, è la punta più a sinistra.
Passo la serata ad ammirarla emozionata mentre il cielo si rannuvola.
Al mattino alle 6.30 siamo pronti a partire ma piove! Aspettiamo un’ora sperando in una schiarita che non arriva e allora partiamo lo stesso nella pioggia fina. Niente di che, ma più su il terreno sarà molto scivoloso. Saliamo verso il passo di Susanfe e insieme alla pioggia comincia a scendere la nebbia, poi si alza il vento e, arrivati al passo, nevica.

Bufera di neve a metà luglio! Bill sbaglia percorso, confuso per un momento nella luce bianca e diffusa che vela tutto, ma presto qualcuno lo avvisa e ritorniamo sui nostri passi. Troppo rischioso: si torna giù! Così scendiamo lungo il versante opposto del passo sui sassi scivolosi fino al rifugio di Susanfe.
Primo tentativo alla Haute Cime fallito!
Haute Cime da Susanfe, sulla via verso il passo di Susanfe
Ma non devo aspettare a lungo. Non passano due mesi e Ali organizza un’altra puntata alla Haute Cime, questa volta da Susanfe.

Al mattino dal rifugio vediamo la montagna illuminarsi nella luce dell’alba. Saliamo al passo di Susanfe, poi da qui su terreno più ripido al Col des Paresseux dove chi è troppo stanco per continuare in genere si ferma trovando riparo momentaneo tra le rocce prima di ridiscendere a valle. 


Passo di Susanfe (2494 m.)


Nei pressi del Col des Paresseux

Noi continuiamo tra sassi e spuntoni rocciosi finché sotto i nostri piedi c’è solo uno strato di pietre che ad ogni passo in avanti ci riporta un po’ in giù. Un po’ di fatica, ma guardo la meta e avanzo.




Poi a un tratto ci sono solo grandi rocce, mi arrampico slanciata con un’energia improvvisamente amplificata e arrivo su quella culminante.

Verso la cima
Sulla Haute Cime
Les Doigts dalla Haute Cime
Paesaggio selvaggio affilato, definito nei suoi tratti decisi, una combinazione di punte e piani rocciosi variamente inclinati, ci si muove tra gli interstizi, toccando, accarezzando la roccia. Ci sediamo dove si può, grati ospiti della Haute Cime per qualche minuto.

Veduta dalla Haute Cime
Sulla via del ritorno
Per curiosità, ecco come si chiamano le cime dei Dents du Midi, da est a ovest:

Cime de l’Est (3178 m), Forteresse (3164 m), Cathédrale (3160 m), Eperon (3114 m), Dent Jaune (3168 m), Les Doigts (3205 m e 3210 m), Haute Cime (3257 m).

La Cime de l’Est è più difficile da raggiungere rispetto alla Haute Cime.
Map

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