martedì 28 ottobre 2014

Naadam - le gare di lotta

I nomadi della Mongolia vivono per la maggior parte dell’anno in piccoli nuclei familiari, isolati tra montagne e pianure. Si ritrovano però regolarmente in estate in una grande festa di sport, giochi e incontri, dove si affermano talenti, nascono amicizie e si fondano matrimoni: il Naadam.

La festa dura alcuni giorni e si muove attorno a gare di tiro con l’arco, lotta e sfrenata corsa a cavallo su quelle terre piatte, distese verso un orizzonte sfumato.

Arrivo a piedi allo stadio di Ulaangom, cittadina nel nord-ovest della Mongolia, mischiata a
una folla


giovedì 23 ottobre 2014

Paesaggio lungo il circuito del Grand Chavalard, in Vallese


Da L'Erié a circa 1850 metri, si sale verso i laghi di Fully, poi al Col de Fenestral (circa 2450 metri) e quindi si ridiscende completando il giro del Grand Chavalard fino di nuovo a l'Erié







martedì 21 ottobre 2014

Altai Tavan Bogd, vicino al lago Khoton, Mongolia occidentale; nella ger di una famiglia kazaka mentre si sta preparando il pranzo




domenica 19 ottobre 2014

giovedì 16 ottobre 2014

Uluru – Ayers Rock – e i giochi con il sole


Sono nel cuore dell’Australia, nel mezzo dell’outback polveroso con i suoi arbusti ostinati capaci di proteggere quei rivoli di linfa che sono la loro anima con la naturale tenacia della vita che si modella agli eventi.


Uluru - Ayers Rock nella denominazione non aborigena – ha una storia affascinante, nato dalle montagne e dal mare, come un eroe mitologico.

È fatto di sabbia che vento e acqua hanno sfregato oltre 500 milioni di anni fa da monti primordiali e che poi il mare a sorpresa ha sommerso adagiandovisi con tutto il suo peso fino a renderla pietra. Quindi, prosciugato anche il mare, la terra ha preso a contorcersi, sollevando e inclinando quel blocco di sabbia indurita senza spezzarlo. E di nuovo il cielo


martedì 7 ottobre 2014

Irrequieto Etna

Versante nord, Piano Provenzana. Ci incamminiamo dal rifugio, altitudine 1800 metri. Strada larga all’inizio, da fuoristrada, pendenza lieve, ampie curve. Attorno terra nera fatta di lava sgretolata. Si sale, ma il fondo è piano e compatto e non si fatica, anzi questo ampio cammino ad anse è quasi noioso. Ma la cima dell’Etna sbuca arrotondata dietro un nevaio e altra terra nera, ancora lontana e uniforme e ne sento il richiamo.

Raccolgo una pietra rossastra e porosa, la rigiro tra le dita, la tasto. Poi lascio la strada e mi inoltro tra i sassi.
Una macchia bianca là in mezzo alla lava richiama la mia attenzione: piccoli fiori, la vita si aggrappa


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