venerdì 7 agosto 2026

Cotopaxi

 

Il Cotopaxi dal rifugio José Rivas

Dopo alcuni decenni di quiete, il Cotopaxi si è risvegliato nel 2015, emettendo vapori e poi cenere, e poi di nuovo nel 2022–2023.

Io l’ho conosciuto e percorso nel 2013, quando il ghiacciaio arrivava imperturbato fino al cratere. In partenza eravamo alcune cordate di tre persone, inclusa una guida per cordata. Ciascuna procedeva al proprio passo, ma eravamo in contatto tra noi e in caso di difficoltà, Diego, il capo delle guide, si fermava e coordinava le possibili soluzioni. È stata una esperienza incredibilmente emozionante, con qualche tensione tra i partecipanti, superata semplicemente stando ai patti iniziali. 

Per me è stata un’avventura totalizzante, in cui spirito e fisico erano un tutt’uno inscindibile come mai avevo provato. Se il corpo qualche volta ha vacillato pressato dallo sforzo e dalla stanchezza, la mente — lo spirito — l’ha subito sorretto e accompagnato innanzi. Ricordo ancora bene l’euforia, lo stupore, la gioia totali. Qui il mio racconto, scritto poche ore dopo il ritorno.


Conosco i miei compagni ormai da qualche giorno: ci siamo acclimatati insieme, salendo alcune montagne ecuadoriane. L’andatura simile ci ha portato a unirci a gruppetti di due o tre, a condividere lo stesso

venerdì 15 maggio 2026

Al monastero di Gandan, Ulaanbaatar

Non ho foto del monastero di Gandan, non so perché non ne abbia scattate. Per questo ho scelto per questo testo foto di paesaggi della Mongolia che mi suscitano le emozioni di quel viaggio: tranquillità, sensazione di libertà, desiderio di esplorare e conoscere. 
Ricordo che una volta arrivata a Gandan sono stata catturata dall'atmosfera di questo luogo, ho guardato, ascoltato, sentito e poi, accolti in me tanti nuovi spunti, mi sono incamminata per tornare, passando stavolta per le vie più interne, un po' polverose, tra piccole case. Tutto questo in una mattinata iniziata presto…

Il monastero di Gandan si trova su una collina appena al di fuori del centro di Ulaanbaatar. Ci vado a piedi percorrendo il viale della Pace, sfilando davanti ai numerosissimi caffè, ai negozi di artigianato e souvenir e ai ristorantini locali, qui pubblicizzati come fast-food mongolo. Arrivata all’hotel Narantuul, una torre che prendo come punto di riferimento, svolto a destra e mi immetto sulla via Zanabazar che conduce diritta al monastero. Non incontro quasi nessuno, è ancora troppo presto per la maggior parte dei turisti che non viaggiano da soli e si devono aspettare a vicenda.

Come la maggior parte dei monasteri buddisti nelle zone che hanno subito un regime totalitario o quantomeno la sua forte influenza, anche Gandan è stato largamente distrutto negli anni Trenta del Novecento durante la repressione comunista. Oggi rifiorisce nella Mongolia democratica dove il senso di libertà sembra essere davvero connaturato alla mentalità della gente.

Entro con discrezione nel tempio di Vajradhara per non disturbare il mormorio che riempie la piccola stanza nella penombra. Un gruppo di persone è seduto su un paio di panchette basse 

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