lunedì 3 luglio 2023

Traversata della Dent d'Oche

 


Un po’ a rilento, raggiungiamo in auto il piazzale della Fétiuère, il ristorante dal nome per me quasi impronunciabile da dove parte il sentiero per la Dent d’Oche.

Non lo sapevamo, ma oggi

giovedì 15 giugno 2023

La Montagna Sacra

 


Il sentimento di sacralità legato a un luogo non nasce di punto in bianco. Viene ispirato dalle vicende umane legate a quel luogo particolare o dallo sgomento e meraviglia che questo può suscitare per la sua imponenza, il suo isolamento, la sua bellezza.

È umano volerne sottolineare la sacralità con un simbolo — croce, ceppo, bandiere di preghiera, stele — e non importa davvero quale sia.



È vero che spesso tali simboli indicano una supposta “conquista”: ma non ci sono montagne da conquistare perché

domenica 7 maggio 2023

Sul massiccio del Monte Rosa

Dal rifugio Quintino Sella a Punta Indren, attraverso Naso del Lyskamm, Corno Nero, Ludwigshöhe, Punta Zumstein, Punta Gnifetti, Balmenhorn, Piramide Vincent


Ancora sdraiata nella mia porzione di letto nel rifugio Quintino Sella, scorgo un lembo di cielo chiaro dalla finestrella. La mattina si preannuncia luminosa. Mi sento in parte tranquilla e desiderosa di uscire sulla montagna, in parte nervosa al cospetto dell’ignoto e dell’imprevedibile. Non posso restare a lungo coricata, sento accumularsi energia dentro di me via via che il mio corpo si sveglia. È quasi con un balzo che

venerdì 6 maggio 2022

Fuori dal Labirinto

 

Si deve imparare a vivere nella società, impararne le leggi e il modo di pensare per formarsi un senso etico.

Poi bisogna liberarsi della società e delle sue strutture, uscirne, districarsi dai suoi tracciati ingarbugliati, tirarsene fuori, distaccarsene fino a che voltandosi la si può vedere come qualcosa a sé stante e separata da noi.

Allora si è liberi con un senso morale. Il conoscere la società e l’imparare a viverci secondo i suoi principi servono solo per formarsi un senso morale e quindi capire e manifestare in ogni momento il rispetto della vita.

A questo punto si può finalmente vivere liberi, secondo se stessi, esprimendo i propri personali moti dello spirito, nella pienezza libera da quelle costrizioni che definiscono i cammini comuni e nell’amorevole rispetto della vita.

Ripreso da un mio testo precedente http://myrtlis.blogspot.com 
#liberta
#societa

giovedì 31 dicembre 2020

Monte Bianco nella Notte

 

Il sonno era stato quello che precede i grandi eventi, irrequieto, profondo ma allo stesso tempo sensibile al minimo guizzo di umori del mio corpo o al minimo movimento delle mie membra: mi svegliavo allora, come affiorando rapidamente da un buio lontano che, a brandelli, mi rimaneva negli occhi. Sbattendo le palpebre cercavo di liberarmene, mentre il pensiero di quello che di lì a poco avrei fatto richiamava tutta la mia attenzione e mi scuoteva, caso mai me ne fossi dimenticata… Ma come potevo dimenticare?

lunedì 13 aprile 2020

LIBERTÀ


Vivere liberi, rispondendo unicamente ai moti del proprio spirito.
Svegliarsi e dormire secondo i propri bisogni, muoversi, nutrirsi quando e come va, fare ciò che spontaneamente si vuole fare e come lo si vuole.
Indugiare al tepore del sole finché se ne ha voglia, camminare senza meta, fermarsi a contemplare.



Buttare qualche pensiero su un foglio di carta, abbozzare una figura, rispecchiarsi in ogni tratto lasciato, parola o disegno che sia.
Prendersi cura del proprio ambiente più intimo.
Smuovere la terra con le mani, carezzarla, raccogliere.



Produrre cose, più o meno temporanee, da usare subito o da tenere, sempre spremendo un po’ di se stessi in ognuna.
Fermarsi e respirare.
Assorbire le stagioni.


Aprire una finestra al mattino e seguire

venerdì 6 dicembre 2019

Al Mulaz—Alta Via N. 2 delle Dolomiti, prima tappa


Di buon mattino mi ritrovo a percorre in pulmino la strada che da San Martino di Castrozza sale verso il passo Rolle e poi il passo Valles. Ripenso ai ciclisti del Giro d’Italia che sono passati da qui un paio di mesi fa. Andare in bici non è la mia attività preferita, ma amo molto seguire il Giro d’Italia, con quella sua miscela di emozione, fatica, sofferenza, sogno, umanità, bellezza.

Dopo una breve sosta a una malga, ci avviamo a piedi lungo un bel sentiero ondulato che spesso si impenna alternativamente in salita e in discesa. Alla forcella Venegia, ci aspetta un gruppo di mucche sonnolente nell’aria ancora fresca del mattino, sparse lungo tutta la terrazza di fronte alle Pale di San Martino.


Alla forcella Venegia (2216 m.) con le Pale di San Martino
Poi, scendendo lungo il sentiero ancora variegato di erba e sassi, raggiungiamo un prato per una sosta.



Da qui saliamo di nuovo anche per tratti ripidi fin là dove l’erba non cresce più: sassi e terra, poi pietraie, poi rocce e rocce.





L’ambiente è minerale e primordiale, lì c’è l’origine, lì c’è l’essenza, il nucleo comune.
Comincio a dimenticare.



Arrivati a un’altra piccola forcella, ci affacciamo sul versante opposto. Il mio sguardo spicca un balzo e poi si lascia andare, fluttuando tra le rocce biancastre, sempre solo rocce e rocce.
Il rifugio Mulaz è proprio là in mezzo, manifestazione umana dell’essenza, qui ad essa un po’ più simile perché più vicina all’origine.
Lo trovo stupendo.


Il rifugio Volpi al Mulaz in mezzo alle rocce, 2571 m.
Prima di raggiungerlo, non posso evitare una capatina al Sasso degli Arduini che svetta poco sopra di me alla mia sinistra. Arrivo in cima e alla sua croce in pochi minuti per un nuovo volo di animo e di sguardo sulle rocce.

Il pomeriggio è ancora giovane e, scesa al rifugio e tirato un poco il fiato, mi avvio, spalle e passo alleggeriti, verso il monte Mulaz.
Il gruppo del Focobon attornia il rifugio Mulaz
Eric racconta dei suoi record di percorrenza dal rifugio alla cima e, pur non tentandone uno nuovo, sale spedito. Io, che in genere non riesco a trattenermi nemmeno dal competere con i pedoni in strada, impegnata in immaginarie gare di velocità, resto insensibile alla sua velata proposta di sfida. Le mie gambe spingono e il cuore pompa quel tanto che basta per sentirne l’energia ma non così tanto dal distrarmi dallo spirito del luogo in cui in questo momento vivo.
C’è una campana sulla cima del Mulaz, fissata a una cornice metallica adornata di sassi.
Sul Mulaz, 2906 m.

Il suo suono è fragoroso nel cielo tra le rocce e fa sobbalzare tre ragazzi seduti appena più sotto. “Scusate, come non avrei potuto…?”

Resto qualche minuto a camminare sulla cima. Sasso Lungo e Sasso Piatto, Cima Uomo, Marmolada, Cristallo, Civetta, là in fondo credo di distinguere due delle tre Cime di Lavaredo.

Quando più tardi ritorno al rifugio, resto ancora un poco all’aperto seduta a un tavolo, vagando tra immagini reali che i miei occhi mi propongono e immagini virtuali zampillate un po’ a caso, un po’ per associazione, un po’ per divertimento, dalla mia mente, finché del sole resta solo il colore.
Le Dolomiti dal rifugio Mulaz

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