venerdì 14 agosto 2015

L'Arca di Noè

Una strana forma nel sito di Durupinar non lontano dal monte Ararat

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Ci dicono che si tratta della famosa Arca che lì si arenò oltre 4000 anni fa con il suo carico di uomini e animali e salvò così la vita multiforme del mondo dalla spietatezza del diluvio.

Una collina bruciata. La sua solitudine, la sua essenzialità - così spoglia e arida, senza esuberanza di vita - sono quello che mi colpiscono di più.

Ma i suoi colori giallo-ocra risplendono di sole, cioè di vita. 

Una visione di luce nel silenzio della natura senza rumori di strade o di città.

L’ambiente richiama la mia attenzione, tocca qualcosa in me e mi coinvolge. Suggestione del mito o forse mi trovo in uno dei supposti luoghi energetici della Terra e vibro all’unisono con lei?

Dalla collina brulla emerge una forma affusolata, sembra la sagoma di una gigantesca fiamma di candela.

Da un lato sembra sporgere ben oltre il livello del terreno come fosse la sponda di un enorme contenitore; nel mezzo una serie di blocchi rocciosi, casuali direi, ma che aiutano l’immaginazione a ricostruire una figura precisa: l’insieme assomiglia a un’imbarcazione.

Al museo
Nel piccolo museo che racconta degli scavi, vedo fossili e leggo degli esperimenti sui reperti trovati sulla collina che hanno identificato quella che potrebbe essere un’ancora e individuato altri frammenti assimilabili a elementi di una nave: datazioni e studi hanno convinto gli archeologi che appartengono all’arca dell’umanità.

Tante corrispondenze pare, tra quella suggestiva formazione sulla collina e la storia che ci siamo tramandati dell’Arca.

Lo so: chi cerca trova perché spesso si fabbrica la realtà che cerca, di proposito o inconsciamente che sia. A volte tra i tanti fatti, tra le tante evidenze uno sceglie ciò che più gli conviene.

Cinica? Eretica?
Lascio le speculazioni e ritorno alla collina giallo-ocra di sole.

Qualunque sia la natura di quella forma sinuosa, Arca di Noè, imbarcazione qualsiasi, combinazione di roccia e di terra in cui gli occhi umani riconoscono fattezze familiari, questo posto riluce nel silenzio, zittisce i miei pensieri e mi porta sulle onde.

Il monte Ararat qualche decina di chilometri a nord del sito di Durupinar


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